Il burocratese (o antilingua)

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“Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quel che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo: «Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata».

Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: «Il sottoscritto, essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di aver effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante».”

L’Antilingua, I. Calvino, “Il Giorno”, 1965

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Nome in codice?

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Comunicare via messaggi, per chat o per e-mail ormai è sempre più popolare. Nei messaggi, i giovani specialmente, non danno importanza alla punteggiatura, alle regole grammaticali o all’ortografia.Illustri linguisti definiscono la lingua dei giovani un “guazzabuglio”. Certamente è una lingua che tende piuttosto all’eccesso che alla sobrietà. I giovani si esprimono attraverso emoticon, abbreviano le parole e ne coniano di nuove. Continua a leggere

Treccani contro la povertà lessicale: #carino. Ma è anche analfabetismo emotivo

Questo è il video che la Treccani ha messo in circolazione per parlare di povertà di linguaggio, ma per la Dott.ssa Giovanna Cosenza questo nasconde anche un analfabetismo emotivo.

D I S . A M B . I G U A N D O

Treccani carino

Osservo da anni la povertà lessicale che manifestano molti, specie i più giovani, quando si chiede loro di esprimere cosa provano in un certo momento o rispetto a qualcosa o qualcuno: una vera e propria afasia, connessa alla difficoltà di trovare parole che non siano le solite – una o due al massimo – per esprimere le loro emozioni, i loro sentimenti. È un esercizio che faccio fare spesso in aula, per introdurre una serie di lezioni in cui spiego quanto al contrario sia fondamentale la capacità di mettere in gioco, indurre, stimolare emozioni negli altri per qualunque comunicazione si voglia efficace (in qualunque ambito) e quanto sia dunque fondamentale essere consapevoli

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Fuor di metafora, le metafore.

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0-3 anni: non comprendiamo le metafore (anzi, in realtà comprendiamo ben poco).

3-7 anni: iniziamo a combattere la voglia fantasiosa di interpretare letteralmente le frasi metaforiche. Vorremmo ancora che “andare ai piedi della montagna” diventasse una fantastica avventura alla ricerca di enormi scarpe.

7-10 anni: ormai sappiamo che il tempo non vola, non scappa e non sta dentro ad un sacco. Eppure ci sfugge ancora l’interpretazione delle metafore.

10-11 anni: oltre a capirle, ne produciamo anche.

Ci vogliono, quindi, ben 11 anni di vita per arrivare a decodificare e produrre metafore. Continua a leggere

What do you mean?

Tutti

A carnevale mangiate le chiacchere o le bugie?

Andate dal parrucchiere o dall’hairstylist?

Se ScRiVeVo csì qlc1 mi avrebbe cpt?

E se vi chiedessi di fare una julienne di cipolle? Cosa fareste?

Se non sapete rispondere questo è il posto giusto per voi.
Qui la semplicità la fa da padrona.
Scioglieremo gli arzigogolamenti della lingua per render giustizia alla parola “comunicazione”.
Perché se non ci si capisce, che comunicazione è?

Quindi: Come Mangi, Parla!