Il burocratese (o antilingua)

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“Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quel che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo: «Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata».

Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: «Il sottoscritto, essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di aver effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante».”

L’Antilingua, I. Calvino, “Il Giorno”, 1965

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Chi parla come mangia parla meglio

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Vi è mai capitato di incontrare qualcuno che vi dicesse che la location del meeting per la mission è nella sala riunioni del boss, che volevano parlarvi face to face o che erano stati a un party dove il dress code era casual?

Io vi auguro con il cuore di no ma, sfortunatamente, di italiani che usano termini stranieri a caso (e soprattutto anglicismi) n’è pieno il paese.

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Fatta l’Italia? Facciamo l’italiano!

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Immaginatevi la scena.

Asiago, 1917. L’Italia è stata fatta da ormai mezzo secolo. Gennarino, soldato napoletano strappato al suo mare, si ritrova ora in una trincea tra i monti con tre metri di neve sotto al naso. Secondo voi cosa può aver capito nel momento in cui il suo compagno di branda gli deve aver detto qualcosa come “Arda lì el buteleto! Dio bon, te ghe ‘na faccia che par ‘no strasso!“?

Ecco, io direi niente. Continua a leggere