“Due arance ancor più… rosse!”

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“Quando non ho più blu, metto del rosso.”

Pablo Picasso

Cappuccetto era vestita di rosso… perché?

Gli storici sostengono che così si tenevano meglio d’occhio i bambini.
I testi antichi invece raccontano che la storia si svolse nel giorno della Pentecoste, il cui colore liturgico è il rosso.
Gli psicanalisti affermano che la bambina fosse vestita di rosso perché finì nel letto del lupo e quindi sarebbe scorso il sangue.
La semiologia, infine, dice che la storia  era così: “un bambino rosso porta un vasetto di burro bianco a una nonna vestita di nero…” i tre colori base del sistema antico. Lo schema si ritrova in altre favole: Biancaneve riceve una mela rossa da una strega nera; il corvo nero si lascia sfuggire il formaggio bianco che cade nelle zampe di una volpe rossa e così via.

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Tutti con le mani in pasta!

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Cari amici, il nostro viaggio attraverso i meandri dei cooking show meno mainstream continua oggi con un programma del tutto particolare: Chef per un giorno, in onda nel weekend su La7d.

Al centro di questo programma (che si presenta sotto forma di talent culinario) c’è sempre un personaggio famoso (un attore o comunque un’icona dello spettacolo) che deve elaborare il menù per un ristorante, con l’aiuto di quattro chef. Continua a leggere

Treccani contro la povertà lessicale: #carino. Ma è anche analfabetismo emotivo

Questo è il video che la Treccani ha messo in circolazione per parlare di povertà di linguaggio, ma per la Dott.ssa Giovanna Cosenza questo nasconde anche un analfabetismo emotivo.

D I S . A M B . I G U A N D O

Treccani carino

Osservo da anni la povertà lessicale che manifestano molti, specie i più giovani, quando si chiede loro di esprimere cosa provano in un certo momento o rispetto a qualcosa o qualcuno: una vera e propria afasia, connessa alla difficoltà di trovare parole che non siano le solite – una o due al massimo – per esprimere le loro emozioni, i loro sentimenti. È un esercizio che faccio fare spesso in aula, per introdurre una serie di lezioni in cui spiego quanto al contrario sia fondamentale la capacità di mettere in gioco, indurre, stimolare emozioni negli altri per qualunque comunicazione si voglia efficace (in qualunque ambito) e quanto sia dunque fondamentale essere consapevoli

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Fuor di metafora, le metafore.

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0-3 anni: non comprendiamo le metafore (anzi, in realtà comprendiamo ben poco).

3-7 anni: iniziamo a combattere la voglia fantasiosa di interpretare letteralmente le frasi metaforiche. Vorremmo ancora che “andare ai piedi della montagna” diventasse una fantastica avventura alla ricerca di enormi scarpe.

7-10 anni: ormai sappiamo che il tempo non vola, non scappa e non sta dentro ad un sacco. Eppure ci sfugge ancora l’interpretazione delle metafore.

10-11 anni: oltre a capirle, ne produciamo anche.

Ci vogliono, quindi, ben 11 anni di vita per arrivare a decodificare e produrre metafore. Continua a leggere

“Ma il cielo è sempre più… blu!”

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“Una mattina, siccome uno di noi era senza nero, si servì del blu: era nato l’impressionismo.”

Pierre-Auguste Renoir

Terzo tra i colori primari, il blu evoca un’immagine fresca, che infonde calma e serenità. Simbolo di profondità e accoglienza, è il colore creativo per eccellenza. Il nostro cervello con il blu evade: esso simboleggia libertà e suscita senso di pienezza e armonia con l’ambiente circostante. Continua a leggere

Cuochi e fiamme: il talent che non ti aspetti!

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La cucina di un bistrot, tre giurati dai palati molto esigenti, due cuochi appassionati per una sfida infuocata…e a condire il tutto la nuova promessa della cucina italiana: Simone Rugiati.

È questa la ricetta di un programma che ogni sera, tra le 19:00 e le 21:00 su La7d, riempie i cuori delle casalinghe (o degli studenti fuori sede in cerca di ispirazioni culinarie, come chi vi scrive): Cuochi e Fiamme.

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Impariamo a colorarci!

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“In passato si diceva ai bambini che c’era un tesoro nascosto ai piedi dell’arcobaleno. È vero: là, nel crogiolo dei colori, c’è uno specchio magico che, se sappiamo blandirlo, ci rivela i nostri gusti, le nostre avversioni, i nostri desideri, le nostre paure, i nostri pensieri reconditi, e ci dice cose essenziali sul mondo e su noi stessi.”

Il piccolo libro dei colori, D. Simonnet, Ponte alle Grazie, 2010

Se ne passiamo di tutti i colori, vediamo nero o siamo al verde, non è un caso.

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È quasi pronto, apparecchiate il tablet!

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Penne al pesto

Ingredienti (4 persone): Pennette rigate (400 g), Olio (20 g), foglie di Basilico, Pinoli…
Preparazione: Lavare il basilico ed asciugarlo. Metterlo in un mortaio ed aggiungere i pinoli…

Quante volte da bambini ci è capitato di sfogliare un libro o un quaderno di ricette? Magari uno di quelli con le pagine un po’ ingiallite, pieno di annotazioni a matita, post-it attaccati, tramandato di madre in figlia. E come dimenticare le domeniche mattina in compagnia delle nonne che, munite di ricetta, preparavano la pasta fatta in casa, piuttosto che la nostra torta preferita. Sembra incredibile ma noi nipotini riuscivamo a gustare pranzi deliziosi, degni della cucina di Masterchef, anche senza i preziosi consigli di Benedetta Parodi.
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Non prendiamo fischi per fiaschi!

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Farla in barba a qualcuno, avere l’argento vivo addosso, prendere fischi per fiaschi, esser un pesce fuor d’acqua: modi di dire masticati, digeriti, integrati armoniosamente nel nostro parlare.
Tanti sono i proverbi, i modi di dire e le metafore che fanno parte del senso comune ma, quando ascoltiamo o leggiamo per la prima volta un detto, possono nascere equivoci:

“Mandare a monte” potrebbe sembrare il desiderio di una passeggiata in montagna;
“Andare a fagiolo” potrebbe significare un ritorno all’agricoltura;
“Andare a nozze”, detto da un marito, potrebbe sembrare sospetto.

I modi di dire, quindi, possono diventare ostacoli per una comunicazione efficace.
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