Fuor di metafora, le metafore.

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0-3 anni: non comprendiamo le metafore (anzi, in realtà comprendiamo ben poco).

3-7 anni: iniziamo a combattere la voglia fantasiosa di interpretare letteralmente le frasi metaforiche. Vorremmo ancora che “andare ai piedi della montagna” diventasse una fantastica avventura alla ricerca di enormi scarpe.

7-10 anni: ormai sappiamo che il tempo non vola, non scappa e non sta dentro ad un sacco. Eppure ci sfugge ancora l’interpretazione delle metafore.

10-11 anni: oltre a capirle, ne produciamo anche.

Ci vogliono, quindi, ben 11 anni di vita per arrivare a decodificare e produrre metafore. Questo lungo lasso di tempo ci suggerisce automaticamente la loro complessità.
Sono decisamente mattoncini importanti (per restare in ambito metaforico) della comunicazione e vale la pena di approfondire l’argomento.

Dal greco μεταφορά, metaphérō, metafora significa «io trasporto». Una metafora, infatti, trasferisce temporaneamente il significato di una parola su un’altra, che abbia un rapporto di similarità semantica.

Nonostante questa figura retorica sembri adatta ad ambiti limitati, come letteratura e poesia, in realtà la metaforizzazione è un processo automatico che ci aiuta a capire aree assai estese della nostra esperienza sensibile. Basti pensare alle metafore di orientamento:

“Le metafore di orientamento erogano modelli di comprensione del mondo in termini di relazioni topologiche del tipo su-giù, dentro-fuori, davanti-dietro. Questi orientamenti metaforici riguardano aree primarie della nostra cultura e non sono arbitrari o convenzionali, bensì nascono sempre dalla nostra esperienza fisica: per intenderci, contento è su, triste è giù, salute è su, malattia è giù, più è su, meno è giù, buono è su, cattivo è giù.”

Retorica e scienze neurocognitive, S. Calabrese, Carocci editore, Roma, 2014

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Le metafore sono infinitamente utili nella vita di tutti i giorni:

  • Ci aiutano a concretizzare le nostre emozioni e a collegarle ad altre aree esperienziali;
    Es. Al cuor non si comanda. Dall’astratto (l’amore) al fisico (cuore).
  • Le utilizziamo per spostare un concetto appartenente al mondo fisico verso un obiettivo astratto: possiamo così conoscere il nuovo attraverso il noto, l’astratto mediante il concreto, il generale attraverso il particolare e via dicendo.
    Es. Io sono l’albero, i componenti della nostra famiglia le mie radici.
  • Ci servono per categorizzare le nostre esperienze sotto forma di sostanze, contenitori e oggetti, così da muoverci più agevolmente nella realtà.
    Attività come sostanze: Non riuscivo più a correre così velocemente → Non avevo più scatto.
    Stati come contenitori: Non partecipare più ad un progetto → Essere fuori dai giochi.
    Eventi e azioni come oggetti: Hai assistito allo spettacolo teatrale? → Sei andato a teatro?
  • Rendono più accessibili dei concetti che non fanno parte dell’esperienza di tutti, avvicinandoli ad ambiti più comuni. Es. la depressione.

 

Ogni volta che qualcuno crea una metafora, attinge da campi semantici condivisi, coltivati sulla base del nostro humus culturale. È per questo che, sempre nell’ottica di una comunicazione più consapevole ed efficace, è importante conoscere i meccanismi di creazione di queste figure retoriche. Saremmo così in grado di decodificare anche frasi metaforiche mai lette o sentite e di costruirne di nuove secondo i nostri obiettivi comunicativi.

Marta

PS: Iniziate ad essere consapevoli…

 

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