Programmo dunque sono.

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Quando ci imbarchiamo in un atto comunicativo di qualsiasi tipo è necessario essere il meno ambigui possibile e saper esporre le proprie idee in modo chiaro e lineare.

Il saper comunicare è qualcosa di innato, eppure abbiamo sentito da sempre la necessità di fissare della regole per la retorica, da  Aristotele a Eco, passando per Cicerone. Oltre alle indicazioni tipiche di questa materia abbiamo bisogno di servirci anche di quelle della logica, applicabili dalle attività intellettuali a quelle più matematiche.
Per strutturare i nostri pensieri e le nostre argomentazioni, infatti, spesso utilizziamo inconsapevolmente la logica enunciativa.

“La logica proposizionale (o enunciativa) è un linguaggio formale con una semplice struttura sintattica, basata fondamentalmente su proposizioni elementari (atomi) e su connettivi logici di tipo vero-funzionale, che restituiscono il valore di verità di una proposizione in base al valore di verità delle proposizioni connesse (solitamente noti come AND, OR, NOT…).
Ciascuna proposizione si riferisce a uno o più oggetti della realtà rappresentata (anche astratta, ovviamente) e permette di descrivere o ragionare su quell’oggetto, utilizzando i due soli valori “Vero” e “Falso”.”

Wikipedia

Ecco un esempio pratico.

Ho queste premesse:
Mario è architetto oppure è geometra.
– Se Mario fosse architetto, sarebbe laureato
– Mario non è laureato.

Secondo la logica proposizionale, assegno una lettera ad ogni proposizione:
Mario è architetto oppure è geometra → a
Se Mario fosse architetto, sarebbe laureato → g
Mario non è laureato → l

Grazie ad alcune regole, posso affermare dopo pochi passaggi che Mario è geometra.
Posso, inoltre, associare un valore di verità ad ogni proposizione e capire se proposizioni più complesse siano vere o false.

Queste operazioni, dalle più semplici alle più complesse, sono fondamentali per poter articolare e decodificare qualunque comunicazione.

Le stesse regole sono alla base della linguistica computazionale, ovvero la disciplina che traduce il linguaggio naturale in linguaggio di programmazione (coding).

Il coding e le competenze ad esso associate vengono sempre più richieste dalla nostra società ed è per questo che dovremmo acquisirle fin da piccoli. Questa considerazione ha portato ad introdurre nel decreto La Buona Scuola anche l’attivazione di progetti di insegnamento informatico nelle scuole primarie.
Si parla di creare una vera e propria Ora del Codice dove si applicheranno, in maniera accessibile a dei bambini, i principi base dell’informatica (analizzare e organizzare dati, risolvere problemi, ecc…) per acquisire degli strumenti intellettuali come:

  • confidenza nel trattare la complessità (dal momento che i sistemi software raggiungono normalmente un grado di complessità superiore a quello che viene abitualmente trattato in altri campi dell’ingegneria);
  • ostinazione nel lavorare con problemi difficili;
  • tolleranza all’ambiguità (da riconciliare con il necessario rigore che assicuri la correttezza della soluzione);
  • abilità nel trattare con problemi definiti in modo incompleto;
  • abilità nel trattare con aspetti sia umani che tecnologici, in quanto la dimensione umana (definizione dei requisiti, interfacce utente, formazione, …) è essenziale per il successo di qualunque sistema informatico;
  • capacità di comunicare e lavorare con gli altri per il raggiungimento di una meta comune o di una soluzione condivisa.
    (x)

Queste capacità non solo formeranno ragazzi più competenti con la tecnologia, ma, soprattutto, giovani capaci di pensiero laterale, problem-solving e quello di cui tanto abbiamo bisogno: una comunicazione efficace.

Marta

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