Fatta l’Italia? Facciamo l’italiano!

italia

Immaginatevi la scena.

Asiago, 1917. L’Italia è stata fatta da ormai mezzo secolo. Gennarino, soldato napoletano strappato al suo mare, si ritrova ora in una trincea tra i monti con tre metri di neve sotto al naso. Secondo voi cosa può aver capito nel momento in cui il suo compagno di branda gli deve aver detto qualcosa come “Arda lì el buteleto! Dio bon, te ghe ‘na faccia che par ‘no strasso!“?

Ecco, io direi niente.

Eppure, in qualche modo, deve essere andata così in un mondo in cui l’italiano non esisteva.
Certo, sebbene la lingua italiana avesse già compiuto circa seicento anni nessuno la utilizzava, se non intellettuali o per scopi burocratici. Dopo la guerra, invece, la gente, per necessità o per voler proprio, iniziò sempre di più a spostarsi, a viaggiare e si è sentita la necessità di una lingua comune.

L’italiano che conosciamo noi nasce dal bisogno di comprendersi e ha meno di un secolo.

Tuttavia, bisogna pur dire che non è stata la lingua preferita dal popolo italico. Dopo tutto non era la loro. Parlavano idiomi che esistevano ancor prima che l’italiano nascesse e, quando qualcuno ha deciso che solo una, il toscano-fiorentino, dovesse valere per tutti, a loro non ha chiesto nulla nessuno.

12u8i2La vera guerra delle chiacchere è degenerata su tumblr

Sì, perché quello di cui stiamo parlano è una delle questioni di vitale importanza per gli italiani. Ovvio, non mi riferisco nello specifico al noto dolce carnevalesco (che, giusto per chiarire, può essere definito in circa 28 modi diversi), ma al più ampio e assai più importante argomento che ci riguarda da vicino: i dialetti regionali.

Dialetti_e_lingue_in_Italia

Tutti noi siamo entrati in contatto con queste “lingue” che popolano la penisola italica e che rappresentano una caratteristica specifica e affascinante del nostro paese. Ci nasciamo dentro e, inevitabilmente, è qualcosa che ci portiamo dietro tutta la vita assieme alla nostra cadenza (che, fidatevi, non vi toglierete mai).

Ed è per questo che gli italiani, ancora oggi, quando devono farsi capire, parlano in dialetto.

Sembra un paradosso, vero? Ma pensateci bene.
Quante volte vi è capitato di trovare nel vostro dialetto la perfetta parola per esprimere ciò che volevate dire?
Di arrabbiarvi e di far uscire la bestia regionale che è in voi?
O di ascoltare una frase in un dialetto a voi incomprensibile ma, alla fine, capire comunque perchè “rende l’idea“?

La comprensibilità tra dialetti così diversi non sta nell’avere lo stesso vocabolario (ovvero l’italiano) ma nel fatto che questi idiomi regionali provengano dalle stesse radici linguistiche: il latino.

Ovviamente ora le persone che parlano e sanno il proprio dialetto sono sempre meno ma, sotto sotto, tutti noi siamo fieri di appartenere a una piccola comunità di provincia, di scherzare con l’amico calabrese sul fatto che da loro si mangia il brodo con la cucchiara  e in quel di Citano’, invece, con lo cucchiaio.

Morale della storia? Impariamo a scrivere saggi in italiano, ma teniamoci buono il dialetto per quando ci fanno incazzare.

Giulia

PS: Se volete approfondire il momento storico che ha portato alla creazione del nostro italiano vi consigliamo la visione di Torneranno I Prati di Ermanno Olmi.

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